Storia e seduzione

 

 

Da molto tempo l’uomo s’interroga sulla seduzione.

Si chiede cioè da dove venga mai la straordinaria capacità di quella donna o di quell’uomo di attrarre l’altro.

Per la verità, la seduzione non appartiene soltanto ai due sessi in quanto partner, o potenziali partner, sessuali.

Si può rimanere sedotti, infatti, da tante cose. Molti sono affascinati dai loro studi, dall’arte, dalla musica; alcuni non riuscirebbero a vivere senza la loro passione politica o l’impegno sociale.

Ma laddove la seduzione appare veramente enigmatica, imperscrutabile, perfino pericolosa, è nel rapporto uomo-donna.

Gli antichi conoscevano l’estrema pericolosità della seduzione; nei tragici greci ciò è molto evidente. E del resto, se facciamo riferimento al suo significato etimologico, non avremmo difficoltà a coglierne la potenziale pericolosità. Sedurre, infatti, significa condurre altrove.

Ora, se si considera che si può essere condotti lontano dal proprio sé, si può facilmente capire un primo rischio: quello di perdere i propri equilibri o, peggio ancora, il proprio equilibrio.

Ma perché un essere umano ha questo bisogno di condurre altrove un altro essere umano e, soprattutto, perché qualcuno vuole essere condotto altrove?

Alla prima domanda, si potrebbe rispondere che il motivo risiede nell’egoismo o nella vanità dell’uomo. Alla seconda, che egli, spesso, non sta bene con se stesso.

Don Giovanni, il prototipo del seduttore, era capace di tutto, e che era un vanitoso, non c’è il minimo dubbio.

Ci sono persone centrate sul proprio sé, narcisistiche, incapaci d’amare. E pare che proprio queste abbiano straordinarie capacità seduttive. Probabilmente la spiegazione sta nel fatto che ciò che attira è che l’altro sia inafferrabile, irraggiungibile.

In questo senso, se il seduttore è un egoista, anche il sedotto non è da meno. Facciamoci caso.

Il sedotto è affascinato dalla caratteristica che possiede il seduttore, vale a dire la tendenza a non darsi mai completamente all’altro. Ora, se è vero che ci s’innamora della persona che possiede le caratteristiche che mancano ma si vorrebbe avere, ne consegue che il sedotto vorrebbe assomigliare al seduttore, essere come lui.

                                    Può sembrare strana, e perfino cinica, questa rappresentazione della seduzione. E tuttavia, l’esperienza c’insegna che nel gioco della seduzione i colpi sono davvero bassi. Pur di possedere l’altro si è disposti a fare cose che in condizioni normali non si farebbero.

Nella storia e nella letteratura ci sono moltissimi esempi di seduzione cinica e perfino violenta. Ma lasciamo stare il passato. In questo momento e in questa sede, non c’interessa lo studio storico e antropologico della questione di cui ci stiamo occupando.

Nell’hic et nunc, noi vediamo un’impossibilità nel seduttore di fare a meno della sua preda. Si direbbe che egli non possa vivere senza le sue conquiste. Messe così le cose, la questione non sembra normale.

Ognuno di noi può avere il bisogno di piacere e, perfino, di apparire importante o indispensabile all’altro.

Tuttavia, non ci facciamo trasportare negli eccessi, sul piano dei comportamenti, e non rimaniamo turbati più di tanto se non appariamo irresistibili. Evidentemente poggiamo le nostre sicurezze su diverse basi e siamo portati a differenziare i nostri "investimenti".

Nel caso del seduttore, se la sua agenda non è piena d’indirizzi e d’appuntamenti galanti, egli si sente vuoto, inutile, senza valore.

La sua autostima è regolata da un unico evento: la conquista. Ne consegue che, dopo qualche tempo, deve allontanarsi dalla sua conquista, per andare incontro ad un’altra avventura. Il sedotto si sente abbandonato e reagisce in quel modo che ha appreso già nei primi anni di vita e cioè con paura, rabbia, ribellione o sottomissione.

A questo punto, forse possiamo passare all’altro aspetto del discorso, a cui abbiamo fatto riferimento sopra, in apertura del tema che stiamo trattando.

Quando un uomo non sta bene con se stesso vorrebbe condursi altrove. Il problema sta nel fatto che, nella migliore delle ipotesi, quando riesce a fare il viaggio, si conduce tutto. Questo significa che il soggetto porta con sé le proprie insoddisfazioni, i propri malumori, il proprio disamore.

Ecco perché gli appare appetibile la persona autore della seduzione: il seduttore lo porta lontano da se stesso e dalle sue insoddisfazioni. Il fatto è che, se ci allontaniamo da noi stessi, perdiamo la nostra identità, annulliamo il percorso e le fatiche che hanno caratterizzato il viaggio che ci ha portato, dalla nostra primaria indifferenziazione e dipendenza, ad una condizione d’autonomia.

E così, si accetta la seduzione e, perfino, si gradisce; ma inevitabilmente si soffre. L’uomo è davvero uno strano animale. Forse è questo il punto.

All’inizio della sua storia, quando abitava nelle caverne, l’uomo non viveva grosse passioni, in senso psicologico.

Soffriva il mal di denti, non essendoci dentisti a quei tempi, coliche di vario tipo, dolori indescrivibili per le ferite riportate nella lotta con gli animali o con i suoi simili, ma non crediamo che patisse grossi turbamenti sentimentali.

 

 

Noi qui non vogliamo fare un discorso sulla "sensibilità".

E’ verosimile pensare che i livelli di sensibilità fossero effettivamente inferiori a quelli dell’uomo moderno, anche perché la sensibilità è un privilegio che in certi momenti non ci si può permettere Ma quello che vogliamo capire è il perché.

Una prima ipotesi interpretativa che ci viene in mente è che, se è vero che i sentimenti sono derivati pulsionali, l’uomo primitivo non poteva avere sentimenti forti e differenziati per il semplice fatto che egli viveva prevalentemente le pulsioni, appunto, e non i suoi derivati.

Certo, non viveva bene in questo modo ma forse non vive bene neanche l’uomo moderno, per motivi speculari a quelli dei suoi antenati.

L’uomo d’oggi, da qualche tempo- ognuno interpreti come preferisce, per esempio da qualche secolo- vive poco le pulsioni e molto, perfino troppo in qualche caso, i derivati pulsionali. Già la cultura è un derivato.

 

 

 

 

Il gioco della seduzione

 

Il sottile gioco dellla seduzione è da sempre presente in ogni forma dell'esistere: è l'eterna molla della vita, nel bene e nel male, nonostante i cambiamenti che la concezione della seduzione ha incontrato nel corso dei secoli. Secondo Kirkegaard i Greci non avevano cognizione della seduzione.

La visione cristiana identifica invece la seduzione con il diavolo. Il verbo sedurre prende il significato di ingannare, deviare: Satana diventa il re dei seduttori.

Durante il medioevo la seduzione trovò poco spazio. L'Amore era il principio che muoveva il mondo, ma era l'Amor Sacro a prevalere sull'Amor Profano: l'innamorato non doveva cedere ai sensi ma alla forza spirituale.

Nel Seicento la seduzione si avvicinò molto all'estasi: l'amore non ascende dal corpo ma vi discende tumultuosamente fino a provocare l'appagamento e l'estasi.

La seduzione raggiunse il suo massimo splendore nel Settecento, perdendo il suo significato originariamente negativo e suscitando grande interesse.

Cambiarono le leggi del bello: il bello diventa relativo ed il gusto è soggettivo. Questa è l'epoca dei grandi seduttori, dall'inappagabile Giacomo Casanova, alla ricerca unicamente del piacere dei sensi, al più cinico Don Giovanni, proiettato verso l'esibizionismo ed il successo sociale.

C'è un passaggio fondamentale per la comprensione della nuova figura che va delineandosi nell'Ottocento, la "seduttrice": la posizione del marchese di Sade (seduttore secondo l'accezione originaria ovvero corruttore).

L'arte seducente e seduttiva del rococò, molto lineare, evolve in una più complessa forma di seduzione e la donna -la femmina fatale del decadentismo- si trasforma in una femmina vampiro (Baudelaire) il cui fascino è quello della sera.

La vera seduzione non si esercita nel soddisfare il desiderio ma nel suscitarlo. Sempre durante il romanticismo vediamo emergere un nuovo tipo di seduttore che fa della propria raffinata eleganza trasgressiva uno strumento di seduzione intellettuale, il dandy. Lord Brummel ne è l'inventore all'inizio del secolo ed Oscar Wilde porta l'idea alle estreme conseguenze alla fine del secolo.

Nell'estetismo di fine secolo è intesa solo come principio generale di fascinazione e ridotta ad essenza dell'estetica e dell'arte. La seduzione in questo periodo è rivolta unicamente a provocare un interesse ispiratore sull'artista.

 

 

 

Il '900

 

È con D'Annunzio che si ripropone nella piena luce del successo e finalmente senza "dramma", anzi come sospensione della tristezza. Il dominio della seduzione è nuovamente passato al maschio: il poeta-soldato, l'artefice che vede il mondo in termini di conquista.

In Gustav Klimt c'è invece un'autentica e "femminea" elaborazione della "malattia" di fine secolo: la donna personifica non solamente la tentazione ma anche la poesia....e sulla seduzione della carne trionfa la seduzione dell'arte (bellezza purificata).

 

una scena centrale con il caldo abbraccio di due innamorati
( Gustav Klimt )

 

Con l'avvento della psicoanalisi la seduzione viene considerata un'illusione, la creazione di un feticcio....la comprensione del proprio agire. Ogni rapporto interpersonale crea un sottile gioco di seduzione: entrambi gli individui cercano di conquistarsi reciprocamente. In essa si cela un bisogno nascosto creato dalla propria immaginazione ed è molto difficile sottarsi al suo fascino.

Mai come nel Novecento l'arte si allontana bruscamente dalla seduzione.

E dopo quel senso di "persuasione " barocca e "seduzione" rococò, romantica e liberty, il nuovo e unico possibile stimolo è ora la "provocazione". Prevale l'avventura dell'intelletto su quella dell'animo e dai disagi e dalle denuncie sociali ne deriva l'inquietudine. L'arte abbandona dunque la natura e il suo simbolo, la donna.

Ed anche se può esserci una forma di seduzione, questa viene vista nell'ottica maschile: la donna va maltrattata, è maltrattando che si conquista! Viene ripudiato il passato con i suoi sentimentalismi e sembra tramontare l'idea del peccato: la donna è sesso, il sesso è donna.

La bellezza sta per essere cancellata dal mondo dell'arte e sublimata dalla macchina da presa: Marlene Dietrich (Angelo Azzurro), la divina Greta Garbo o la meno caricaturale, più calda e "distrattamente" maliziosa Marilyn Monroe.
In un mondo privato di contenuto, la seduzione riempe il vuoto lasciato dal senso e si identifica non solamente con lo star system, ma con i mass media e i loro messaggi "persuasivi": anche la persuasione occulta è una forma di seduzione.

La fotografia, filtrando la realtà, sublima il rapporto... e la seduzione si riduce ad una rarefatta estasi estetico-esistenziale e quindi completamene "artificiale".

Nonostante i progenitori illustri (Giove, Don Giovanni, Casanova) è, almeno nell'accezione che questa sua definizione richiama, un prodotto del mercato culturale di epoca relativamente moderna.

                             Sono i film di Rodolfo Valentino che hanno inaugurato il culto del semidio seduttore italiano. L'emigrante italiano ma di bell'aspetto, ballerino di tango e sensibile che ha offerto il pretesto all'industria culturale per la costruzione di un prodotto di largo consumo.

 

 

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